Mamma cara, sei riuscita a farmi piangere. Le lacrime le ho sempre mandate indietro, e Dio sa quante volte ho dovuto farlo, ma stavolta le lascio scorrere: sto invecchiando, forse. Prendo il coraggio a due mani per scriverti: non avrei voluto, ma devo, anche per l’amore che la gente ti ha sempre manifestato. Dopo che ti abbiamo portato al camposanto, mercoledì 11 dicembre, ero frastornato, spento, smarrito, senza parole. Ero stanco dentro. Invece ora che la nebbia del dolore dà un po’ di respiro all’anima ritrovo la voglia di parlarti. Mi hai fatto un brutto scherzo, mamma. Avevi detto, come ogni volta che partivo per un concerto, «vai pure, ti aspetto». Parlavi a fatica, un sussurro, come quando dicevi il rosario. Non mi hai aspettato, mamma! Sono tornato ed eri…
