Per un qualche oscuro passaparola che si è erroneamente diffuso tra chi utilizza i social (Instagram, Twitter, Facebook e altro ancora), esistono delle persone profondamente convinte del fatto che su queste piattaforme si possa scrivere di tutto, continuando a dare alla “libertà di pensiero” un potere sconfinato. Ma la libertà di pensiero, come molte altre libertà tra l’altro, finisce lì dove si arreca danno al prossimo o lo si limita. L’ingiuria resta un’ingiuria, la calunnia resta una calunnia, la diffamazione resta una diffamazione, con l’aggravante, quando parliamo di social, del “mezzo stampa”. Ciò che si scrive in Rete, infatti, ha la potenzialità di raggiungere in poco, pochissimo tempo, un pubblico estremamente più vasto di quello che, per esempio, verrebbe raggiunto dal vivo, al tavolo di un ristorante o al bancone…
