« Questa è in fondo anche una storia di donne». La riflessione di Hugo Berkeley, il regista inglese del documentario Bbc-Sky Ignoto 1, mi torna alla mente mentre vado a incontrare Marita Comi. È vero, questa non è solo la storia di Yara e del suo carnefice, ma anche di donne che piangono, che cercano la verità, che studiano il poveri resti dell’uccisa, che emettono sentenze, madri che hanno fatto del silenzio l’abito del lutto, madri che il silenzio lo rompono per gettare in pochade una tragedia; e poi c’è lei, Marita, fissa nel suo ruolo drammatico, all’apparenza gelida, a volte distaccata, smarrita, sempre impenetrabile, mai un cedimento vero, mai una scossa, uno scatto. Lineare, lucida, ordinata d’aspetto, ma consumata. Basta guardarla: questi mesi - trentasei dall’arresto del marito Massimo…
