Sulla sua agenda, l’impegno del 21 settembre è cerchiato in rosso. Importante. Anzi, fondamentale. Uno spartiacque. Fabrizio Corona, quel giorno, si giocherà la partita della vita. L’appuntamento è al Tribunale di Milano, davanti al Gip Ambrogio Moccia, dove si terrà un’udienza decisiva, che potrebbe rispedirlo dritto in carcere. Nessuno lo sapeva, ma rischia grosso: altri due anni. «Sono appeso a un filo», confessa a Gente l’ex re dei paparazzi. «Ostento la mia solita sicurezza, una maschera che uso per proteggere me stesso e gli altri, ma in realtà sono molto nervoso. Sì, ho paura».
Non è sempre facile interagire con Corona, è un perenne vulcano in eruzione, mentre parla digita al telefono, scrive, fa altro. Ma stavolta è diverso. Soppesa ogni singola frase, la voce è pesante come quel ricordo…