Lo immaginavamo solo, triste, inconsolabile, escluso dai Giochi olimpici, squalificato dalle gare per otto anni, colpito e affondato, in campo e fuori, dissolti l’atleta e i sogni di gloria, mortificati l’uomo e l’onore. E invece il marciatore Alex Schwazer è uno che guarda e va lontano, addirittura verso il traguardo della paternità, per molti inattesa, per certi versi clamorosa. Chi lo conosce bene lo sapeva: «Se gliela fanno fare, Alex correrà la sua ultima Olimpiade, poi si ritirerà dal mondo dell’atletica, che lo ha nauseato, e si occuperà d’altro, perché nella vita non ci sono solo le gare, ci sono cose più importanti». Così mormorava agli intimi l’allenatore di Schwazer, Sandro Donati, prima che un processo sportivo molto discusso e strano lo cacciasse da Rio e dalla rincorsa all’oro nella…