Siamo d’accordo: a un concerto si può anche rinunciare, se serve a contenere i contagi. Non sarà il primo sacrificio che facciamo dall’inizio della pandemia, né il più gravoso. Ma il punto non siamo noi, che per quanto immalinconiti dalle limitazioni possiamo farcene una ragione. Il punto sono tutte quelle persone che i concerti - e gli eventi, gli spettacoli, le serate - li tenevano, li allestivano, li organizzavano. Non solo i cantanti che per mestiere sul palco ci salgono, ma anche i tecnici che il palco lo montano e i fonici, gli addetti alle luci, gli elettricisti, gli scenografi, i sarti, i truccatori, i manager e gli assistenti: circa 570 mila persone in tutto, le cosiddette “maestranze”, che da fine febbraio non lavorano, o lavorano pochissimo, perché tutto ciò…