Dall’esterno sembrava il solito negozietto confusionario di Canal Street, lo stradone delle cianfrusaglie di New York. All’interno, tra pile di capi alla rinfusa e scatoloni, i commessi si lanciavano in sfinenti trattative sui prezzi. L’insegna all’ingresso, attaccata alla meno peggio con lo scotch, schivava qualsiasi pretesa di autenticità: era “Deisel”, storpiatura goffa del marchio Diesel. Come altrove, nelle bancarelle accanto, si leggevano “Abibas”, “Ray-Ben”, “Channel” e altre contorsioni visivo-linguistiche. Però, jeans e magliette “Deisel” erano veri, di alta qualità. Facevano parte di un’edizione limitata voluta dalla stessa Diesel e diventata in fretta un’ambita rarità. Era il 2018 e l’autoironica operazione fece il giro del mondo.
Due anni più tardi, Gucci propose una collezione di giacche, felpe, zaini, borse e sneaker caratterizzata da un elemento comune: un’enorme scritta “Fake”, in giallo,…
