Linea, punto. Linea, linea, punto. Linea, linea, linea... Punto. Per settimane, raccolto nello steccato elettrico del confinamento, l’apparato produttivo italiano è stato come un codice Morse impegnato a inviare messaggi del suo palpitare a tratti commovente, come cuore e branchie d’un pesce che respira ancora nel fondo del secchio.
Lunghe pause di silenzio che in questo viaggio lungo il paese abbiamo osservato dai cavalcavia affacciati sulle zone artigianali addormentate, dalla Lombardia all’Umbria, dal Veneto al Friuli, mentre le cornacchie s’impossessavano degli svincoli e delle carreggiate autostradali. E poi, qua e là d’improvviso, scintille d’operatività senza sosta, macchine di lavoratori raccolte in un parcheggio come farebbero i convenuti a una riunione massonica, nel cuore di paesi svuotati. Poi il sibilare di stampanti 3D, il balenare di codici (Zucchetti, leader nella robotica…
