Freddo, determinato, implacabile nella logica dei suoi ragionamenti: quando parla, Garry Kasparov guarda fisso negli occhi il proprio interlocutore, lo scruta, ne studia movimenti e reazioni, quasi si preparasse ad anticiparne le mosse. Perché, anche se si è ritirato dalle competizioni da anni, gli scacchi, come spiega lui stesso, hanno forgiato il suo carattere e la sua visione del mondo. È uno splendido paradosso, perché colui che oggi si presenta come “evangelista” dell’intelligenza artificiale, vent’anni fa fu protagonista di quella che passò alla storia come la prima grande sfida tra uomo e macchina: Kasparov, allora campione del mondo, imbattibile da almeno 11 anni, contro Deep Blue, il software creato da Ibm per dimostrare al mondo il potenziale dell’intelligenza artificiale. Tutti ricordano che il grande maestro russo perse la prima partita,…
