Cosa spinge milioni di persone a manipolare personaggi stilizzati su schermi luminosi, per giorni interi? In che cosa consiste l’appeal dei videogiochi? La risposta è semplice: il divertimento elettronico offre, in forma vicaria, soddisfazioni psicologiche precluse, nella “realtà”, alle masse.
Panacea virtuale delle crescenti ineguaglianze, il videogioco è un potente dispositivo di governo, in senso foucaultiano. Modellato su un’utopica ideologia meritocratica priva di riscontri nella dimensione concreta, esemplifica IRL – acronimo di in real life – le logiche neoliberiste che celebrano l’imprenditorialità coatta, l’automiglioramento compulsivo, il branding della personalità, la vetrinizzazione del sé a fronte del peggioramento sistematico delle condizioni ambientali e sociali.
La progressiva smaterializzazione della classe media, «una stagnante situazione economica che ha accentuato l’espansione del precariato» (Guy Standing, 2010), le false promesse della sharing economy, la…