CERAMISTA GRECO
ATENE 478 A.C.
Un rumore di cocci infranti, fuori. Mi sveglio di soprassalto. Sta appena schiarendo, tanto vale alzarsi: c’è molto lavoro da fare. Appena mi muovo, mia moglie apre gli occhi: “Buongiorno, Smikythos”, mi dice con la voce impastata dal sonno. E aggiunge: “Sveglio io i ragazzi”. Ci vestiamo e, mentre lei impasta il pane in cucina, io apro la bottega ed esco in strada. Il nostro quartiere, il Ceramico, si sta animando: osservo, attraverso la porta del Dypilon, la necropoli fuori dalle mura cittadine e, in fondo, il fiume Eridano da cui attingiamo l’acqua per le lavorazioni. Questo è davvero il luogo ideale per noi vasai e dall’alba al tramonto ci troverete sempre qui, nelle nostre ergasteria, con le mani sporche d’argilla... C’è persino chi ce…