Un critico rigoroso come Alberto Arbasino di lui scrisse: “Leggerezza calviniana. Un pesante equivoco del nostro tempo. Italo Calvino non era affatto leggero. Era molto serio, laborioso, parsimonioso, industrioso, assorto, concentrato, moderato, indaffarato, calcolatore, misuratore, come tutti i migliori liguri”. E c’è, in questo incalzare di aggettivi, la fotografia di uno degli intellettuali più complessi e, per certi versi, tuttora incompresi del Novecento italiano. Italo Calvino nacque cent’anni fa, il 15 ottobre del 1923, lontano dall’Italia, a Santiago de Las Vegas de La Habana (Cuba), e, per amore dell’Italia, fu battezzato, appunto, Italo.
Una famiglia di rango, la sua: la madre, Eva Mameli Calvino (nessuna parentela col Goffredo dell’inno nazionale), fu la prima donna a conseguire la libera docenza universitaria in Botanica, insegnò a Cagliari ma visse e lavorò a…