È il 1482. Leonardo, nella sua lettera a Ludovico il Moro, si presenta come un vero esperto dell’arte della guerra, in grado di progettare “secondo la varietà de’ casi varie et infinite cose da offender et difendere”. E tra queste parla di ponti mobili, di bombarde “commodissime et facile ad portare”, di metodi di guerra sottomarina e di passaggi segreti, di carri coperti “securi et inoffensibili” (gli antenati degli odierni carri armati) e di macchine per gli assedi. Nonostante queste roboanti credenziali, però, gli storici ritengono che il Moro non abbia mai utilizzato realmente nessuna delle sue armi. Anzi, impiegò il bronzo, faticosamente raccolto per l’enorme statua equestre disegnata da Leonardo, per fondere cannoni del tutto tradizionali e cercare di difendersi, inutilmente, dai francesi. Nel 1499, in fuga da Milano,…