Le feste sono finite. Niente più albero di Natale, niente più luminarie lungo le vie. La città è tornata a brulicare di persone, di auto, di pensieri. E con loro sono tornati l’insoddisfazione di questi ultimi anni, piegati dalla pandemia, le inquietudini e tutti quei discorsi privi di alcuna logica in cui ci imbattiamo per caso in strada, al bar, lungo un corridoio qualsiasi, e che avremmo preferito non sentire. L’istinto sarebbe quello di iniziare a lamentarmi del “logorio della vita moderna”, come diceva Ernesto Calindri negli spot del liquore a base di carciofo. Ma avendo ceduto al meccanismo dei propositi del nuovo anno, provo a essere costruttiva in qualche modo. Ecco quindi un icosalogo (da eikosi, la parola greca per il numero “venti”) semiserio del buon senso fatto di…
