Me lo ricordo come fosse ieri. Parlo del giorno in cui imparai a intrufolarmi nello studio di mio padre senza essere vista da nessuno (o almeno così ho sempre creduto). Mi accucciavo dietro l’enorme scrivania, allungavo una mano per prendere uno dei tanti oggetti che la popolavano, dalla calcolatrice alla penna stilografica, e iniziavo a smontarlo. Sin da piccola ho sentito il bisogno di sapere come funzionassero le cose che avevo intorno. Istinto nobile, si potrebbe pensare, ma assai fastidioso per il resto della mia famiglia che si trovava a dover ricomprare, spesso e volentieri, ciò che finiva tra le mie grinfie. Non sto a raccontarvi di quando, a casa dei miei nonni, mi arrampicai sullo schienale del divano per afferrare l’antichissimo cucù di famiglia, destinando quel passerotto molesto a…
