Al Gratosoglio, periferia sud di Milano, un susseguirsi di torri bianche, edilizia popolare, prati selvatici e un tram che lo taglia a metà come una mela, non si parla d’altro. Mahmood, vincitore del Festival di Sanremo, viene da lì. Tutti, almeno una volta, l’hanno visto, salutato, gli hanno parlato, magari al bar tabacchi Family di via Baroni, quello dei suoi parenti, dove va spesso. E oggi, laggiù, per osmosi, si cammina a due spanne dall’asfalto dicendo: «È bravissimo, è uno di noi, l’abbiamo votato». Alessandro Mahmoud - questo il nome vero - padre egiziano, mamma sarda di Orosei, ma «italiano al cento per cento», come tiene a precisare, i suoi piedi, invece, li tiene ancorati a terra, perché sa che la strada è appena iniziata ed è lunga. Ma non…