Kim Jong-nam amava soprattutto fare due cose: giocare al casinò e andare a donne. In alternativa, ma solo se proprio doveva ripiegare su altro, adorava trascorrere intere giornate nei parchi divertimenti, da un’attrazione all’altra, come un bambino cresciuto. Una cosa lo terrorizzava. Anzi, una persona: il suo fratellastro, Kim Jong-un, capo supremo della Corea del Nord, dittatore tanto grottesco quanto feroce. Lo temeva al punto da confidare agli amici: «Sto vivendo oltre il mio tempo massimo». Ora il tempo è scaduto, l’hanno ammazzato. E l’hanno fatto, come avviene spesso in quella parte di mondo, in maniera spettacolare, come in un film di spionaggio.
Kim Jong-nam è morto in Malesia, il 13 febbraio, all’aeroporto di Kuala Lumpur. Stava per imbarcarsi, con un passaporto falso, su un volo diretto a Macao, dove…